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lunedì 7 marzo 2011

L’impegno di Maria Carmen Lama


Dal quotidiano “Il Giorno” del 5 marzo 2011 – Inserto Lecco, pag 11
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IL PERSONAGGIO – L’ARTISTA

L’impegno di Maria Carmen Lama
«Una poesia per dare voce alla sofferenza delle donne»

L’autrice racconta la forza e la magia delle parole

-  Robbiate -
"Poesie per dare voce alla sofferenza delle donne nei rapporti con gli uomini e nelle difficoltà che incontrano ogni giorno". Con queste parole, Maria Carmen Lama spiega "Prigioniere del silenzio", suo primo libro di poesie pubblicato da Aletti nel settembre 2010. Poco più di un mese dopo, sugli scaffali delle librerie è arrivato invece, sempre con Aletti, "Verso la poesia, alla ricerca di senso", un Saggio dove la Lama ha riletto i grandi poeti che ama: Emily Dickinson, Mario Luzi, Pablo Neruda, Eugenio Montale, Antonia Pozzi e Marina Cvetaeva, proponendo la sua interpretazione della loro poetica.
Sessantuno anni, Maria Carmen Lama è nata in provincia di Messina. Superiori al Liceo classico di Patti (nonché maturità magistrale) nel 1970, Carmen lascia la Sicilia per Milano. "Cercavo lavoro. Trovai un impiego, ma volevo insegnare. Nel 1975 partecipai al primo concorso utile e lo vinsi. Nel 1976 ero maestra a Milano".
Intanto la futura poetessa incontra Francesco, operatore Rai, robbiatese, che l'anno dopo diventa suo marito. Nel 1978 nasce Andrea. Nel 1977 ottiene anche il trasferimento nel circolo didattico di Robbiate. Dice "Ho insegnato a Verderio Inferiore, Robbiate, Bernareggio. Mi ero iscritta all'università statale di Milano, laureandomi in Filosofia. Nel 1992 partecipai al concorso per Dirigente scolastico e lo vinsi".
Prima sede a Calusco d'Adda, dove rimarrà per un decennio, la dottoressa Lama dirigerà poi l'Istituto Comprensivo di Cernusco Lombardone per concludere la carriera scolastica, nel 2006/2007, come Preside del "Medardo Rosso", Liceo artistico di Lecco. "Un'esperienza indimenticabile" ricorda.
Dice ancora: "La passione per la poesia è sempre stata forte. Durante gli anni impegnativi da Dirigente, era una sorta di evasione dalla lettura dei documenti scolastici. Cominciai a scrivere articoli per le riviste di settore. L'interesse per la scrittura diventava sempre più forte. Le prime poesie risalgono a dieci anni fa. Ho scritto poesie su diversi temi, ma in questo primo libro prevale una riflessione sulla sofferenza delle donne, nei rapporti con gli uomini e col quotidiano. Lo mandai ad un amico. Quando mi ritornò, i suoi commenti alle poesie erano così inattesi che mi spronarono a continuare. "Se ho saputo trasmettere questo - mi dicevo - forse qualcosa di buono c'è. Prigioniere del silenzio è nato così".
S.P.

di Sergio Perego
-  Robbiate -
Maria Carmen Lama ha 61 anni. Da dieci scrive poesie. Ha pubblicato "Prigioniere del silenzio" e "Verso la poesia, alla ricerca di senso", un Saggio sui poeti che ama.
D Carmen Lama perché questi libri?
Col primo volevo dare voce alla sofferenza delle donne. Ogni giorno ascoltiamo storie di donne maltrattate. La mia empatia con loro è totale. Ho voluto diventare la loro voce, perché si prenda coscienza che il problema esiste. Il libro è dedicato alle donne, ma anche agli uomini che le amano nella loro interezza. Se non è il tuo uomo che ti valorizza, non solo per il corpo, chi mai potrà farlo? Quanto al Saggio, è insieme una ricerca sulla dichiarazione di “poetica” di grandi poeti del passato, ed anche la mia personale interpretazione di alcuni poeti del Novecento e di poeti contemporanei “emergenti”.
D La sua prima poesia?
Risale a dieci anni fa. "Prigioniere del silenzio" è stato scritto in momenti diversi e non avevo intenzione di far diventare le poesie una silloge, ovvero una raccolta. L'idea è arrivata quando le poesie erano ormai più di cento.
D Da dove nasce questa passione?
Da studentessa amavo Leopardi. In generale la poesia mi apriva nuovi orizzonti. Le parole poetiche invitano a riflettere, ma sono anche suono, ritmo, musica.
D C'è stato un momento durante il quale ha capito che per lei scrivere sarebbe stato importante?
Sì, quando ho capito che scrivendo mi liberavo della sofferenza che mi colpiva guardando il mondo, e che era anche un modo per esprimere la mia gioia più grande. Con la poesia racconto i sentimenti, dunque me stessa.
D Il poeta italiano che ama di più?
Mario Luzi. Non è difficile come molti affermano, e ti costringe a riflettere. Le domande che il poeta si pone ti rimbalzano addosso. Lui non dà risposte, ma tu non puoi fare a meno di cercarle.
D Quello straniero?
Sono due donne, Emily Dickinson e Marina Cvetaeva. le loro poesie sembrano semplici, ma ti danno emozioni. Ti fanno pensare. Per me assumono carattere universale, perché tutti possono capirle e vi si possono riconoscere.
D Lei è stata a lungo insegnante, poi Dirigente scolastico. Questa passione l'ha aiutata nel suo lavoro?
Ricordo che verso la metà degli anni ottanta, con i bambini di Verderio Inferiore avevamo scritto un libretto di poesie. Quanto alla dirigenza, dopo la lettura delle circolari, leggere poesie la sera, era un ristoro.
D Un consiglio ad una giovane donna  che voglia cimentarsi con la poesia?
Leggere molto i grandi poeti, ma anche quelli contemporanei e poco conosciuti. Certo per scrivere devi avere qualche sensibilità che ti porti a desiderare di farlo. Una situazione che a tutti può sembrare banale, per il poeta diventa qualcosa di diverso. Un bell'esempio di questo genere è il francese Yves Bonnefoy.
D Un poeta emergente che ama?
La napoletana Cristina Bove. Le sue poesie sono originali e personali. A volte è difficile entrare nelle sue metafore, ma quando li leggi, i suoi versi si riconoscono. Ha un bel pubblico di lettori su Internet.
D Il poeta contemporaneo che non dovrebbe mai mancare in una libreria?
Franco Fortini. Negli anni sessanta-settanta il più grande. E poi la polacca Wislawa Szymborska, per il suo scrivere semplice ma profondo, Nobel nel 1996.
D Perché un Saggio?
Volevo capire quali fossero le poesie che possiamo definire vere, ma anche chi è il vero poeta. Ho studiato. Poi ho deciso che avrei scritto. Dietro a questo Saggio ci sono tre anni di lavoro. Sono partita da Orazio, sono transitata per il Ducento-Trecento e poi, saltando qualche secolo, sono arrivata al Parini, che rappresenta quella cesura tra classicismo e illuminismo, che ho voluto evidenziare già a partire dalla sua stessa poetica, e nell’excursus storico successivo ho preso a riferimento poeti ritenuti innovatori dell’arte poetica, Infine i simbolisti e i contemporanei.
D Chi sono per lei i veri poeti?
Quelli che aiutano a riflettere, come Luzi, Montale, Ungaretti, tanto per citare solo tre dei nostri “grandi”.

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